Assalto al Cielo!

“Assalto al Cielo” è un progetto che si pone come obiettivo la nascita

dalbasso di un canale tv comunitatio e no-profit sul digitale terrestre

inCampania. Vicino alle culture ambientaliste, antirazziste, alle

esperienzedi democrazia partecipata, alla presa di parola della “città di

sotto” e dei soggetti di nuova cittadinanza come gli immigrati, alle lotte

per il redditoe l’emancipazione dei nostri territori, alle espressioni

culturali eartistiche indipendenti che non trovano cittadinanza sui

mediamainstream. Perchè un altro mondo è possibile solo se un’altra

narrazione è possibile!

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Report del dibattito del 6 marzo (in fondo all’ articolo c’è il link per poter vedere i video dell’ assemblea!)

Nicola Angrisano apre l’assemblea proponendo temi e obiettivi dell’appello di convocazione ) e spiegando che l’assemblea è un momento esplorativo per costruire una rete di scopo che punti a realizzare un canale indipendente, comunitario e non commerciale in Campania. Se infatti il passaggio al digitale terrestre ha nettamente abbattutto i costi di realizzazione di questo progetto, rispetto a esso InsuTv non è nè vuole essere autosufficente, ne dal punto di vista editoriale, ne da quello della sostenibilità economica, ne delle culture sociali che possono riconoscersi in quello che può diventare il primo episodio di costruzione dal basso di un canale televisivo in Italia. Un processo che deve caratterizzarsi non solo per le tematiche sociali e gli obiettivi, ma anche per i meccanismi e le procedure di partecipazione. Nicola spiega anche che i relatori che interverranno non rappresentano la sintesi della proposta, ma i facilitatori di una discussione di cui tutti devono sentirsi protagonisti.

Il convegno, vista l’ampiezza della tematica e le differenze d’approccio, si dividerà in due sezioni. La prima si occuperà dei contenuti sia come analisi dei contenuti offerti nel panorama televisivo attuale che su ipotesi e stimoli al ragionamento sulle modalità di produzione dei contenuti nel canale DTT di cui Insu^tv propone la realizzazione proprio a partire da oggi. L’altra sezione sarà orientata al dibattito sulle possibili vertenze realizzabili in questo nuovo quadro normativo imposto con il passaggio al DTT e a ipotesi di sostenibilità economica dell’intero progetto. Questa organizzazione favorirà il dibattito e il protagonismo delle persone in sala.

Per introdurre al dibattito sullo stato dell’informazione mainstream in pieno blackout informativo imposto dal governo sulle reti nazionali Nicola Angrisano chiede a Romolo Sticchi, componente della redazione giornalistica del TG3, di spiegarci quali sono le difficoltà e le perplessità di chi oggi vuole fare informazione all’interno del Servizio Pubblico.

Romolo Sticchi apre il suo intervento parlando della censura del dibattito politico durante le trasmissioni Rai. “Il dibattito politico si è spostato sui canali Mediaset. Noi come giornalisti-Rai ci siamo posti in maniera molto conflittuale, in quanto ci sentiamo televisione “pubblica”. Questo è un grave attacco alla democrazia. All’interno c’è l’Azienda che vuole frenarsi rispetto a contenuti importanti ed un gruppo che si batte per fare informazione. Ovviamente ciò porta ad un sovvertimento di ruoli, per cui la Rai si trova ad essere censurata dal servizio pubblico stesso. Per quanto riguarda i contenuti Rai 3 e Tg3 sono strutture diverse. Ciò significa che chi lavora per il TG3 è sottoposto al Contratto Nazionale dei Giornalisti, mentre i giornalisti che lavorano per le Reti e che si occupano di cultura, spettacolo e altro sono indiscutibilmente più liberi”.. Il Tg3 è un telegiornale e dura 30 minuti e quindi c’è inevitabilmente il peso delle notizie legate all’attualità e di conseguenza la priorità. E’ inevitabile che la scelta delle notizie dipende dal contenitore che le ospita, per cui l’annullamento del Talk Show rappresenta un indiscutibile penalizzazione per molti temi di grande importanza ma meno legati alla stretta cronaca politica giornaliera ma che non per questo sono privi di peso politico per l’opinione pubblica. Anzi… Romolo Sticchi dopo aver presentato una panoramica sulla situazione attuale della comunicazione e della informazione del servizio pubblico, ripercorre un po’ la storia del servizio pubblico passando dalla Rai degli anni ‘60/’70 ad una Rai che si è scoperta sempre più commerciale, costretta a seguire tutta una serie di programmazioni che nascevano fuori (si riferisce alle programmazioni della FININVEST). In questo processo è normale che qualcosa si è perso e per altro ci si trova in una situazione per cui la gran parte delle produzioni di successo sono esternalizzate a soggetti terzi interessati soprattutto al lato spettacolare e spesso di scadente qualità perché si insegue troppo la fascia bassa dei gusti dell’audience. Senza dubbio il TG3 nella storia di questo paese è stato molto seguito proprio perché diceva determinate cose.

Al termine dell’intervento di Romolo Sticchi, Nicola invita a parlare qualche rappresentante delle lotte contro la realizzazione della discarica di Chiaiano che grazie alla collaborazione per realizzare il doc “Una Montagna di Balle”, ha potuto raccontare la propria storia in modo diverso. Il rappresentante di Chiaiano viene preceduto da Khaled della Comunità Palestinese che sottolinea la necessità di ricostruire un Servizio Pubblico dell’informazione. La proposta di dar vita a qualsiasi tipo di informazione libera dalla pubblicità è sicuramente ben vista sia in qualità di palestinese che di immigrato perché ritiene che entrambe le cause siano penalizzate dai poteri economici egemoni.

Antonio Emma del Presidio di Chiaiano nel suo intervento vuole mettere in luce alcuni aspetti della comunicazione in questo paese e sottolinea come l’informazione, rispetto alle vicende legate alla discarica di Chiaiano, sia stata travisata dai canali mainstream, a partire da come sono stati definiti gli abitanti di quel territorio (camorristi) sebbene offrissero soluzioni alternative. Alla fine del suo intervento si chiede come mai un lavoro video come “Una Montagna di balle” realizzato da Insu Tv che ricostruisce tutta la vicenda rifiuti nella televisione pubblica non è passato.

In Italia si sono visti negli anni molti tentativi di costruzione dal basso di televisioni indipendenti che da sempre hanno basato le loro energie e le loro aspettative sulla ricchezza informativa e di approfondimento creata da “videoattivisti” come Manolo Luppichini che dopo anni di film_making indipendente adesso collabora stabilmente alla redazione di Presa Diretta di Riccardo Iacona su RAI3. Nicola Angrisano chiede quindi a Manolo di parlarci del suo percorso e del suo modo di fare inchiesta.

Manolo definisce Napoli “una palestra del mediattivismo” ed è quindi naturale che questo tipo di dibattito riparta proprio da Napoli. Manolo racconta poi con ironia la sua esperienza professionale (pubblicità come quelle dei detersivi) che per anni gli ha permesso di mantenersi e fare anche altro a livello di informazione e mediattivismo. Grazie al documentario “Fratelli di Tav” è stato chiamato da Riccardo Iacona a partecipare al suo programma ed ha quindi cominciato a fare una cosa che gli piaceva e che veniva trasmessa in televisione. Manolo riferendosi all’indignazone che ora hanno i giornalisti-rai che si vedono togliere la terra sotto i piedi, afferma che chi ha fatto e continua a fare mediattivismo quell’indignazione la sente da anni. E continua dicendo che lui non piange per la vecchia televisione ma sente la mancanza di una televisione veramente comunitaria e indipendente, di esperienze innovative. Manolo poi presenta le esperienze di Nowar Tv e Pandora Tv che definisce fallimentari. “Negli anni”, dice, “abbiamo dimostrato di saper realizzare contenuti ben fatti con la rabbia negli occhi cui però non siamo riusciti a dare continuità per mancanza di fondi. Infatti credo che per un progetto come quello di Assalto al Cielo, al di là del vettore dei contenuti (televisione o radio), è assolutamente necessario consolidare il sostentamento economico. Dal punto di vista dei contenuti, il sistema può funzionare e voi come Insu^Tv attraverso Domenicaut prima e Una montagna di Balle dopo avete dimostrato che è praticabile. Ma il problema è che il sistema della raccolta di sottoscrizioni, se funziona abbastanza nella fase di start-up, poi fatica a tenere il passo nel tempo, almeno come unica fonte di sostenibilità economica”..

Rita Pennarola, condirettrice de “La Voce delle Voci” riprende il problema della sostenibilità economica e insieme racconta la sua esperienza “La Voce delle Voci è un giornale auto-prodotto e abbiamo prodotto anche video. Con Manolo abbiamo anche partecipato ad alcuni progetti insieme. Per cui il problema dei contenuti non lo porrei, più che altro mi soffermerei sul fattore economico. Il Co.Re.Com (Comitato regionale per le telecomunicazioni) per il 2009 da alle tv private in Campania 14 milioni di euro. Molte delle tv private che prenderanno questi soldi sono indagate dalla magistratura, Piccirillo per esempio è stato messo agli arresti domiciliari quest’anno. Molte di queste Tv hanno editori di facciata e dietro c’è la camorra. E’ uno scandalo che non si trovano i soldi per fare un’informazione come l’ha fatta Insu^Tv o come l’ha fatta Manolo. Occorre porre con forza il problema dell’accesso alle risorse pubbliche per chi fa informazione civica e non solo commerciale. Poi serve trovare interlocutori credibili sul piano finanziario. Ci sono banche che credono in questi tipi di progetti come ad esempio Banca Etica”

Antonio Musella presenta il portale Global Project: “L’attività di Global Project favorisce la realizzazione di un portale-web di informazione indipendente, frequentato da giovani fra i 20 ed i 30 anni con un meccanismo redazionale diffuso che ha permesso di realizzare numerose inchieste anche in Campania.” Anche lui riprende la questione del sostentamento economico e dice che la scelta dell’indipendenza economica è fondamentale.

A questo punto riprende la parola Nicola Angrisano affermando che la questione della libertà di accesso all’etere è una delle tante annose questioni italiane figlia dell’inaudita commistione tra lobby, affari e politica che ha segnato questo settore sin dai primi tentativi di regolamentazione. Fortunatamente sin dai primi esperimenti di trasmissione libera, risalenti alle esperienze radiofoniche degli anni ‘70, sono nati dei coordinamenti per dar forza alle istanze di libertà e diritti. Tra questi coordinamenti forse il più longevo è il CONNA (Coordinamento Nazionale Nuove Antenne) che da allora continua a seguire le evoluzioni di questo settore e a coordinare i soggetti che sul territorio nazionale rivendicano il diritto a trasmettere in etere. Nicola chiede a Mario Albanesi (presidente del CONNA) cosa è cambiato con il passaggio al DTT e quali scenari e spazi si aprono con questa nuova normativa

Mario Albanesi racconta la sua esperienza e sottolinea come la concorrenza commerciale nel campo della comunicazione e dell’informazione sia negativa e confligga spesso in realtà con il vero pluralismo. Inoltre alla ricerca di ascoltatori/clienti si cercherà di andare incontro ai gusti del pubblico inteso come massa di consumatori e si arriva ad un abbassamento del livello stesso dell’informazione. Secondo Albanesi la difficoltà è far capire ai cittadini che gli si sta togliendo un bene incommensurabile: l’INFORMAZIONE necessaria per qualunque dialettica democratica non truccata. L’ipotesi su cui bisogna lavorare collettivamente, secondo Albanesi, è obbligare la Regione e la Provincia a mediare col ministero per redistribuire una parte delle frequenze (moltiplicatesi con il passaggio al digitale terrestre), cosicché vengano assegnate a canali comunitari.

Segue l’intervento di un rappresentante dell’Associazione No Comment, nata nel 1999 da quattro giornalisti usciti fuori dai canali classici dell’informazione. Loro attualmente lavorano sull’informazione di strada, alcuni si interessano di sanità altri hanno focalizzato il loro fare informazione sui bisogni dei quartieri. Per quest’associazione è importante coinvolgere i cittadini per raccontare le loro esperienze, i loro bisogni e difficoltà.

Secondo Antonella Di Nocera – ArciMovie di Ponticelli è importante fare insieme delle cose per migliorare questa situazione. Non solo l’informazione deve essere uno degli obiettivi, ma anche la “cultura” deve esserlo. Cercare di essere indipendenti fino in fondo ed augura a questa esperienza di trovare la strada giusta dichiarando la propria disponibilità a contribuire.

Interviene subito dopo Massimiliano Carbone, fondatore dell’AMI – Agenzia Multimediale Italiana che ha 3 anni di vita e ne racconta l’esperienza e le difficoltà. Quando è stata aperta, l’AMI aveva sette sedi, dopo un anno è rimasta solo la sede di Roma e un giornalista fuori sede (a Napoli, appunto). La difficoltà che ha incontrato questa esperienza è di muoversi in un mercato asfittico, visto che i contenuti in Italia non vengono acquistati né dalla RAI né dalla Fininvest che cortocircuitano tutto il processo di produzione dell’informazione in video. Continua ricordando altre esperienze come Nowar Tv ed Emily TV. Prima di allora c’era stata Genova-G8 con l’esplosione in Italia di Indymedia e prima ancora le radio comunitarie, un lungo percorso che ha sedimentato competenze e relazioni. Massimiliano accoglie con interesse la proposta di costruire un canale comunitario sul digitale terrestre e propone di costruire una mappa non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche dell’utilizzo degli strumenti (sia sul Web che sul digitale terrestre) per creare delle effettive sinergie. Termina il suo discorso dicendo che le telestreet in questi anni hanno fatto comprendere che il punto non è la qualità del prodotto, bensì il meccanismo di produzione e la sua continuità. Inoltre i media indipendenti producono cultura e meccanismi innovativi nella narrazione e ricordarci ciò è importante. Anche lui si sofferma sul sostentamento economico di un’esperienza del genere e propone due strade da seguire: la prima è una grande battaglia nei confronti dello Stato e la seconda è l’azionarato popolare. A supportare la prima prende il caso argentino nel cambio di piattaforma col digitale terrestre, un terzo delle nuove frequenze è stato assegnato ai privati, un terzo allo stato e un terzo alle ONG/Associazioni di base. La battaglia non si deve limitare ai 14 milioni di euro che il governo ha fatto girare alle tv locali private per far digerire meglio l’enorme regalo fatto al solito oligopolio nel passaggio al digitale.

Nicola Angrisano riprende nuovamente la parola e sottolinea che è necessario costruire una piattaforma che metta insieme diversi produttori di contenuti. Ricorda poi agli invitati che la costruzione di un canale comunitario non è il progetto di InsuTv, ma un progetto in cui Insutv è una delle parti. L’obiettivo è costruire una rete di soggetti territoriali e gruppi di affinità che utilizzino insieme la stessa infrastruttura fisica e organizzativa per fare informazione indipendente in città ma che più in generale si riaffaccino all’etere anche per veicolare contenuti relativi a cultura e cittadinanza (reddito, migrazioni, movimenti).

Rosario dello Iacovo, espressione del management dei 99 Posse, interviene anche a nome degli altri per affermare la disponibilità a sostenere il progetto anche costruendo degli eventi. Inoltre sottolinea l’importanza di concepire un canale indipendente anche come veicolo per le esperienze indipendenti nel campo musicale, teatrale e artistico in generale. Cosa che senz’altro contribuirebbe anche ad allargare la potenziale comunità di ascolto del canale stesso.

Maurizio Del Bufalo, organizzatore di Cinema e Diritti, accoglie anche lui con entusiasmo la proposta di costruire un canale comunitario sul digitale terrestre. Nel corso dell’intervento Del Bufalo oltre a raccontare la propria esperienza legata a importanti festival cinematografici internazionali sui diritti umani, si sofferma sulla difficoltà che ha incontrato a Napoli a lavorare in rete con altri soggetti per l’eccesso di disperione che a volte questa città produce. Ma rilancia anche la propria disponibilità in tal senso.

Nicola interviene nuovamente dicendo che ovviamente non siamo i soli a ragionare sulle nuove opportunità offerte da questa fase di transizione al DTT. Infatti in tutt’Italia molte realtà stanno nascendo e costruendo un proprio percorso di costruzione del canale. Queste realtà sono molto diverse tra loro sia culturalmente che per questione legate all’ambito territoriale in cui agiscono, però abbiamo ritenuto comunque importante sottoporre ai partecipanti l’esperienza di una di queste, per l’esattezza di Popolare TV che sta nascendo a Milano. E’ venuto a parlarcene Maurizio Torti uno dei fondatori al quale Nicola Angrisano chiede soprattutto di condividere con tutti i partecipanti i ragionamenti legati alla sostenibilità del loro progetto.

Secondo Torti il contesto attuale, riferendosi al digitale terrestre, ci ha dato la possibilità di rendere sicuramente più avvicinabile il progetto di canali comunitari. Nel suo progetto Torti immagina una televisione con un palinsesto di 4/6 ore al giorno e con 250 gruppi che sostengono la trasmissione (si potrebbe definire gruppo d’acquisto). Dopo aver presentato questo schema Torti passa ai costi e prevede 9 euro al minuto per il primo anno come contributo dei gruppi che se lo assumono. Ovviamente la sua conclusione è che se non ci sono questi 250 gruppi che hanno intenzione di partecipare a questo progetto, vuol dire che non c’è una vera esigenza…

Un rappresentante della rete dei Collettivi Studenteschi F.U.C.K (future under construction collective) ricorda le difficoltà che spesso incontrano le loro istanze in difesa della scuola pubblica a trovare spazio sui media mainstream. Da qui il loro entusiasmo per la crescita di esperienze indipendenti come quella che propone Assalto al Cielo.

Interviene Ciro Pellegrino, per il neonato coordinamento dei giornalisti precari, che rivendica la qualità e la passione civile di una generazione di giovani giornalisti che però deve misurarsi con la progressiva precarizzazione di questo lavoro e le conseguenti difficoltà per condurre inchieste e approfondimenti. Al tempo stesso riconosce l’interesse personale e del coordinamento per questo progetto e si mette a disposizione per collaborare.

Manolo interviene nuovamente a proposito dell’azionariato popolare che può essere disegnato come una curva che all’inizio assume una forma crescente e poi decresce col passare del tempo. Concorda con Rita Pennarola sull’importanza di ampliare le risorse pubbliche per l’informazione che non ha fini commerciali.

Chiude l’assemblea l’ultimo intervento di Nicola Angrisano che spiega come risulti, da un primo percorso esplorativo, che i costi del noleggio di una frequenza che copra l’area metropolitana di Napoli e metà della provincia di Caserta (il 43% della popolazione regionale) siano attualmente intorno ai 25000 euro l’anno. E come in passato si doveva ragionare su ben altri ordini di grandezza. Si è aperta quindi un’opportunità per chi vuole fare informazione in questa città e suggerisce tre/quattro strade per sostenere economicamente un progetto del genere: azionariato popolare, sostegno delle realtà di base, iniziative di finanziamento e di pubblicizzazione, lavori in video per quelle esperienza di economia solidale che si ritengono compatibili col progetto stesso.

Alla fine dell’incontro vengono individuati due appuntamenti per confrontarsi su SOSTENIBILITA’ ECONOMICA e FLUSSO DI PRODUZIONE DEI CONTENUTI. Il primo si terrà il 19 marzo presso l’Aula delle Mura Greche alle 18.00.

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